Speciale delfini

UN NUOVO “SANTUARIO” PER I DELFINI: LAMPEDUSA  

Per contribuire allo studio e alla protezione dei delfini, per cercare di armonizzare il rapporto tra questi animali e i pescatori, a Lampedusa da alcuni anni diverse associazioni ambientaliste, e tra queste in prima linea Marevivo e il Cts stanno portando avanti diverse attività di salvaguardia nei confronti di questi animali. Attività che hanno lo scopo di svolgere attività di studio e ricerca sui delfini e di curare tutte le iniziative volte a informare e a sensibilizzare le popolazioni locali e i turisti sulla necessità di proteggere questi mammiferi marini che, oltre a rappresentare una ricchezza in termini di biodiversità, costituiscono un’importante risorsa anche dal punto di vista socio-economico.

Lampedusa, data la sua posizione geografica, rappresenta un osservatorio privilegiato per osservare e studiare alcuni cetacei che vivono nel Mediterraneo.

Infatti, nel mare che circonda l’isola sono presenti con regolarità tre specie di delfino: Delfino comune (Delphinus delphis), Tursiope (Tursiops truncatus), Stenella (Stenella courulealba).

 

 

ORIGINE ED EVOLUZIONE  

I cetacei sono mammiferi acquatici che da sempre hanno catturato la nostra attenzione per il loro enorme fascino e mistero. Il loro mondo è immenso e vario e si espande dai fiumi fino alle profondità degli abissi.

Perfettamente adattati alla vita subacquea e veri dominatori dei mari, possiedono molte caratteristiche che li accomunano ai pesci, come ad esempio la forma aerodinamica del corpo, il possedere pinne per il nuoto e l’alimentazione. Le dimensioni possono variare dai piccoli delfini, lunghi 1 o 2 metri, all’enorme balenottera azzurra che può superare i 30 metri di lunghezza e che costituisce l’animale più grande che sia mai esistito sul nostro pianeta.

I cetacei iniziarono, già a partire dall’Eocene circa 55 milioni di anni fa, l’adattamento alla vita marina (facevano parte del gruppo Archeoceti): dapprima, infatti, possedevano tutti dentatura molto sviluppata e arti posteriori ridotti, adattati alla vita in ambiente palustre, lagunare ed estuario.

Nel corso dei successivi 30 milioni di anni nacquero e si evolsero molte forme di Archeoceti, sempre più trasformati e specializzati nella vita acquatica: glia arti si svilupparono in pinne per la propulsione nell’acqua, il corpo si allungò con una lunga coda, le zampe posteriori ridotte o addirittura scomparse, quelle anteriori trasformate in pinne, e le narici spostate verso la parte più alta del capo.

Si dividono in due sottordini: Odontoceti (delfini, orche, capodogli), che possiedono denti per la masticazione, e i Misticeti (balene, balenottere), che ai bordi della bocca hanno i cosiddetti fanoni per la filtrazione dell’acqua.

 

 

IL LINGUAGGIO DEI DELFINI  

Questi mammiferi sono dotati di un ricchissimo “vocabolario”: oltre a fischiare, grugnire e strillare, riescono a emettere una vasta gamma di suoni percepibili anche da noi uomini, oltre ad emettere ultrasuoni con frequenze troppo elevate per i nostri limitati organi acustici.

Chi studia i delfini sa che un giorno riusciremo a comunicare alla perfezione con loro, ma già oggi riusciamo a farlo con il linguaggio dei sordomuti.

 

 

CACCIARE E DORMIRE  

I delfini si procurano il cibo in acqua e riescono a predare persino sulla terraferma, coordinando attacchi a ignari pesci trascinati a riva dalle onde da loro stessi prodotte.

Dormono galleggiando in superficie e una metà del loro cervello rimane intenta a vigilare.

 

 

DELFINI A RISCHIO  

Nonostante siano protetti da leggi internazionali che ne vietano l’uccisione e la cattura, i delfini stanno vivendo un momento davvero difficile della loro storia evolutiva.

Rischiare di scomparire per sempre dall’elenco degli “abbonati al mondo vivente” rappresenta infatti una triste possibilità per questi nostri simpatici coinquilini del pianeta Terra.

Ogni anno migliaia di delfini vengono uccisi nelle reti da pesca dei tonni e anche nei nostri mari si impigliano nelle reti utilizzate per la cattura dei pesci spada, le cosiddette spadare, e muoiono per mancanza d’aria. Per non parlare di altre cause della loro rarefazione: misteriosi batteri e virus che li minacciano, alterazioni magnetiche dei loro sofisticati sistemi di orientamento, inquinamenti che li avvelenano e drammatiche prigionie in piccole vasche per animali abituati a percorrere ogni giorno da 60 a 90 chilometri.

 

DELFINI MASCHILISTI  

Forti, indomiti e astuti i delfini sono predatori di grande esperienza e sanno combattere insieme le avversità. Ma questi protagonisti degli oceani possono essere anche “violenti” e “crudeli”, anche se questi aggettivi dovremmo usarli per caratterizzare solo la nostra specie.

I delfini fanno spesso lotte fra clan, le aggressioni talvolta sono particolarmente intense. I maschi mordono i giovani dei clan rivali e “violentano” le femmine.

Alcuni delfini sono stati visti attaccare altre specie di delfinidi come le focene.

 

 

 

I TRE DELFINI DI LAMPEDUSA

 

Delfino comune (Delphinus delphis)

Lunghezza: 2-2,20 m. Peso: 80-120 kg.

Caratteristiche: pelle nero bluastra, scura nella zona dorsale e con il tipico disegno a “V” sui fianchi. Il vertice di questa V è toccato da due aree pigmentate che corrono lungo i fianchi. Il ventre è bianco.

Comportamento: vive in gruppi di decine o centinaia di individui.

Alimentazione: si nutre di piccoli pesci e cefalopodi.

Distribuzione: cosmopolita, assente solo nelle acque polari e subpolari di entrambi gli emisferi. Normalmente è presente in modo diffuso in tutti i nostri mari, con l’eccezione del medio e alto Adriatico.

 

 

Tursiope (Tursiops truncatus) 

Lunghezza: 4 metri (in media tra 2,50 e 3,50). Le femmine sono poco più piccole dei maschi. Peso: 275-350 kg.

Caratteristiche: la pelle è di colore grigio, il ventre biancastro con sfumature leggermente rosate. Esistono due forme di tursiopi: una pelagica e una costiera. Le forme che conducono vita pelagica sono più robuste di quelle costiere.

Comportamento: vive in gruppi poco numerosi nella forma costiera mentre in quella pelagica fino a centinaia di individui.

Alimentazione: si nutre di acciughe, sardine, sgombri, calamari.

Distribuzione: cosmopolita, assente solo nelle acque più fredde. Normalmente è presente in tutti i mari d’Italia, più frequente nel Mar Ligure, alto Tirreno, Canale di Sicilia e in tutto l’Adriatico.

 

 

Stenella striata (Stenella coeruleoalba)

Lunghezza: 2-2,10 m. Peso: 80-120 kg.

Caratteristiche: la pelle dorsalmente è nerastra o grigio scuro con una banda di eguale colore che punta verso il ventre. I fianchi e la zona posteriore sono grigio chiaro. Il ventre è bianco. Caratteristiche alcune striscie nerastre che partono dall’occhio e puntano verso la parte posteriore.

Comportamento: vive in gruppi numerosi. Nuota velocemente e salta spesso fuori dall’acqua. Può raggiungere i 45-50 Km/h ed è pertanto uno dei cetacei più veloci.

Alimentazione: si nutre di pesci azzurri e molluschi.

Distribuzione: acque temperate e tropicali di tutto il mondo. Risulta più diffusa nei mari profondi, normalmente è presente in modo frequente nei mari meridionali e assente vicino alle coste adriatiche.

 

Per il testo, le foto e le illustrazioni si ringrazia l'Associazione Marevivo ed in particolare Massimo D'Adamo