Flora e Fauna

FLORA

Mettendo per la prima volta il piede a Lampedusa durante il periodo estivo, si ha la sensazione di essere arrivati in un deserto. In effetti, l’aspetto stepposo, desolante ed uniforme, è una realtà che originariamente non apparteneva a quest’isola, ma che l’uomo, grazie al suo meticoloso lavoro di distruzione, è riuscito a provocare.
Diverse testimonianze storiche confermano che fino a 160 anni fa Lampedusa era una lussureggiante isola coperta da fitti boschi di Pino d’Aleppo. Attualmente sopravvivono solo tre ambienti:
- la steppa: copre tutta la parte pianeggiante dell’isola.
- la prateria: nei valloni più distanti dall’abitato.
- la gariga: in alcuni valloni e cale del versante nord.
Rimangono spontanei soltanto alcuni alberi di Pino d’Aleppo (Pinus halepensis), di Cedro liscio (Juniperus phoenicea) e di Gelso (Morus alba) che durante il mese di luglio regala frutti dolci dal succo sanguigno (chiamati “scevusi”), da cui gli isolani ricavano un’ottima granita.
La flora autoctona tuttavia è molto interessante e meritevole della massima tutela: annovera il Papavero Cornicolato (Glaucium corniculatum), la Spina santa insulare (Lycium intricatum), il Timo arbustivo (Thymus capitatus), l’Euforbia arborescente (Euphorbia dendroides), la Scilla marittima (Urginia marittima), il Garofano rupicolo (Dianthus rupicola), la Carota delle scogliere (Daucus gingidium), l’Aglio subvilloso (Allium subvillosum), la Viperina costiera (Echium arenarium), il Lentisco (Pistacia lentiscus), la Crucianella maltese (Crucianella rupestris), il Camedrio femmina (Teucrium fruticans), etc.
Negli ambienti salsi costieri si rinvengono la Suaeda fruticosa (Suaeda fruticosa), l’Euforbia marittima (Euphorbia paralias), il Papavero delle spiagge, etc.
Di particolare interesse perché tipici, l’Incensaria di Lampedusa (Chiliadenus lopadusanus), la Periploca minore (Periploca levigata), il Limonium lopadusanum, la Carlina di Lampedusa (Carlina involucrata), il Cisto a fiori piccoli (Cistus parviflorus), il Fiordaliso acaule (Centaurea acaulis) ed il Fior di Tigre (Caralluma europea = Stapelia europea), quest’ultimo protetto per la rarità.
Un ambizioso progetto di rimboschimento iniziato più di 25 anni fa dalla forestale nella zona di ponente, non ha dato i risultati sperati. Il problema sembra che sia il brusco passaggio da macchia steppa, che ha causato la perdita dell’humus e quindi l’inaridimento del terreno con conseguente cambiamento di clima. Alcuni esperti hanno fatto delle proposte per cercare di ridare a Lampedusa lo splendore di una volta. La soluzione definitiva, eccessivamente dispendiosa però, sembra essere un enorme riporto di terra fertile nella zona di ponente.
In primavera, comunque, quando le piogge diventano più copiose, ci si può rendere conto che Lampedusa non ha dimenticato il colore verde ed il fitto manto delle erbacee è ravvisato dalle splendide tonalità di rosso, di giallo e di violetto dei fiori. Meritano infine di esseri citate altre due piante che d’estate si fanno notare: l’agave, ovvero una strana pianta a tronco liscio, che da ad alcune strade un aspetto da viale decorato; il fico d’india, che contrappone al pungente carattere un dolce e sugoso frutto che matura proprio durante i mesi estivi.


FAUNA       vedi anche SPECIALE TARTARUGHE  e SPECIALE DELFINI
Tra il 1954 ed il 1956 diverse spedizioni scientifiche ebbero come meta le Isole Pelagie. In quell’occasione furono elencate le specie faunistiche presenti a Lampedusa. Nonostante siano passati circa 50 anni quello rimane lo studio più completo fino ad ora mai eseguito. Per la nostra trattazione faremo riferimento ai dati emersi dalle citate spedizioni.
La scarsa eterogeneità ambientale e la superficie assai ridotta di Lampedusa non permette la sopravvivenza ad un elevato numero di specie di vertebrati.

- Mammiferi
I mammiferi che oggi si possono incontrare sul suolo di Lampedusa sono veramente scarsi. I cervi, introdotti probabilmente dai principi Tomasi, erano già estinti alla fine del 1800, anche le capre portate sull’isola dagli stessi principi furono distrutte da Sanvisente intorno al 1947 perché recavano danno ai numerosi innesti degli olivi.
Nessuna traccia è rimasta degli altri mammiferi che negli stessi anni sembra che popolassero Lampedusa come il cinghiale, il bue domestico, l’asino ed il coniglio selvatico.
Tra i mammiferi domestici oggi presenti figurano le pecore, le capre, i cani e i gatti alcuni dei quali inselvatichiti e di eccezionali dimensioni.
Sono soltanto quattro, invece, le specie selvatiche di questa classe trovate recentemente: Coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus), Mustiolo (Suncus etruscus), Pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlil) Topolino delle case (Mus musculus).
Queste specie, prevalentemente antropofile, hanno seguito gli uomini durante le varie colonizzazioni dell’isola, probabilmente fin dai primi tempi.
Nel mare che circonda l’isola sono presenti con regolarità tre specie di delfino: Tursiope (Tursiops truncatus), Stenella (Stenella courulealba), Delfino comune (Delphinus delphis).
Un lontano ricordo è invece la Foca Monaca (Monachus monacus),mentre sono ancora facilmente osservabili, nel periodo tra marzo ed aprile, alcuni grandi mammiferi quali la Balenottera comune (Balaenoptera physalus), la Balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata) e il Capodoglio (Phiseter macrocephalus).

- Uccelli
La fauna ornitologica è rappresentata in particolar modo da specie di passo.
La vera vedetta alata dell’isola, presente però soltanto da aprile a settembre, è il Falco della Regina (Falco eleonorae). Questa specie minacciata di estinzione trova sulle ripide e tranquille falesie di Lampedusa le condizioni ideali per deporre le uova.
Un’latra specie nidificante, molto interessante, è il Marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis). Questo in Italia è sedentario, oltre che a Lampedusa presente con circa 40 coppie, solo in Sardegna e nelle isole dell’Arcipelago Toscano.
Altre specie nidificanti comprendono la Berta maggiore (Calonectris diomedea), la Berta minore (Puffinus puffinus), il Gheppio, il Falco pellegrino, il Piccione selvatico, la Calandrella, il Cardellino ed il Fanello. Qualche nidificazione sporadica vi è stata pure da parte del Beccamoschino e lo Strillozzo.
Deve essere inoltre citata la nutrita colonia di Gabbiano reale (Larus argentatus) che nel mese di aprile depone sull’isola dei Conigli. Questa specie, una delle poche considerate in espansione, è facilmente osservabile in tutte le stagioni dell’anno.
Le altre specie, eccetto le pochissime stanziali come la Passera sarda (Passer hispaniolensis), sono presenti soltanto per alcune settimane all’anno: Storno nero (Sturnus unicolor), lo Zigolo nero (Emberiza cirlus), la Beccaccia (Scolopax rusticola) e l’Upupa (Upupa epops).
Oltre alla miriade di specie più o meno regolari, occasionalmente vi sostano anche l’Usignolo d’Africa (Cercotrichas galactotes), il Codirosso algerino (Phoenicurus mossieri), la Bigia grossa (Sylvia hortensis), lo Svasso cornuto (Podiceps auritus) e il Fenicottero.

- Rettili
Tra i rettili, tutti di grande interesse, dobbiamo citare subito, per doveri di cronaca, la presenza regolare in fase riproduttiva della tartaruga marina comune (Caretta caretta).
Sul suolo dell’Isola esiste anche un altro rappresentante dell’ordine Testudinati, la testuggine comune (Testudo hermanny). La scarsa frequenza con la quale si incontra questa specie, fa supporre che sia oggi abbastanza rara.
Il gruppo dei Sauri è rappresentato da quattro specie. Due comuni su tutta Lampedusa e sono il Geco verrucoso (Hemidactylus turcicus) e la Tarantola muraiola (Tarentula mauritanica). L’altra è la Lucertola striata comune (Psammodromus algirus) che è presente soltanto sull’Isola dei Conigli e risulta introvabile (scientificamente assente) sull’isola di Lampedusa.
Molte ipotesi sono state avanzate per spiegare questa anomala distribuzione. La prima. In ordine temporale, riguarda la presenza sul territorio lampedusano del serpente lacertofago Colubro dal cappuccio che sarebbe stato il fattore di estinzione per la lucertola. La seconda ipotizza un’estinzione causata dal repentino cambiamento ambientale dell’Isola, la quale in pochi decenni è passata dal bosco alla steppa. L’ultima, la più semplice, prevede da sempre l’assenza di questa specie.
L’ultimo rappresentante di quest’ordine è il Congilo (Chalcides ocellatus), presente e frequente su tutto il territorio.
Soltanto due specie di serpenti sono stati trovati a Lampedusa, ambedue di origine Nordafricana.
Il Colubro dal cappuccio (Macroprotodon cucullatus), attivo in particolare di notte nutrendosi principalmente di lucertole e gechi. Le piccole dimensioni della bocca lo rendono inoffensivo nei confronti dell’uomo.
L’altra specie di dimensioni maggiori (fino a 200 cm.), il Colubro lacerino (Malpolon monspessulanus) ha una dieta simile al precedente arricchita da prede a sangue caldo come piccoli mammiferi. I denti del veleno sono posizionati nella parte posteriore della mascella, è quindi molto difficile essere morsi gravemente.
Tutta la fauna erpetologia, eccetto la Testudo hermanny quasi sicuramente introdotta dall’uomo, è di provenienza africana, giunta nei periodi di connessione con quelle terre.

- Pesci
L’assenza di raccolte d’acqua permanenti, esclude la presenza di pesci d’acqua dolce a Lampedusa. Il mare è invece ricco di vita. Ovunque è un pupillare di specie più o meno policrome. Annoverano per singolarità, l’aragosta, la cernia, la murena, il pesce pappagallo (arrivato a Lampedusa dopo l’apertura del canale di Suez) e più a largo, il pesce spada e il tonno.

- Insetti
La fauna entomologica, con le sue 350 specie descritte, non è poi così povera come a prima vista ci si potrebbe aspettare. Oltre ad una numerosa presenza di specie cosmopolite, risulta consistente, anche in questo caso, l’apporto faunistico del Nordafrica. Diversi endemismi rendono l’isola ancora più interessante e tra questi vale la pena citare: Judolis onopordi lampedusanus, Alaocyba lampedusanae ed la Pamphagus ortolanieae (una grossa cavalletta dalla livrea iridescente).