Cianciolo
Una imbarcazione che utilizza questo metodo di pesca è riconoscibile al porto per il gran numero di cassette di legno ordinatamente sistemate sulla parte alta della barca.
Questo tipo di pesca necessita di mare calmo, quindi prima di uscire i capitani, grazie al bollettino del mare e grazie ad una lunga esperienza marinara, valutano durante le prime ore del pomeriggio, se è il caso di uscire per iniziare la campagna di pesca. L’equipaggio, formato da circa diciotto uomini attende con pazienza la decisione. Improvvisamente la voce del capitano si fa sentire e nel giro di pochi minuti il natante è già a qualche centinaio di metri dalla costa. La direzione che il timoniere deve seguire è decisa dal capitano che, come sarà ormai chiaro, a bordo è il despota assoluto della barca e dell’equipaggio.
Durante la navigazione, viene immediatamente acceso l’ecoscandaglio; sarà infatti proprio questo strumento a segnalare ai pescatori che un branco di pesce azzurro è presente nella zona.
Se la nottata è fortunata nel giro di qualche ora si riesce a trovare il branco di pesce. Una volta identificato, iniziano una serie di azioni stereotipate che ogni componente dell’ equipaggio deve svolgere. La prima in assoluto è la calata in acqua di una scialuppa a remi fornita di un rumoroso gruppo elettrogeno che rifornisce di energia una serie di lampade che sommate arrivano ad una potenza di dodicimila Watt. Questo piccolo sole superficiale serve ad attirare il plancton e quindi il pesce. L’azione della luce è dunque quella di radunare ed ingrandire il branco intorno alla piccola barca che per il momento viene abbandonata a se stessa.
Il motopesca intanto si mette alla ricerca di un altro branco non troppo lontano dal primo. Appena trovato, cala la seconda barchetta che svolge la stessa funzione della prima.
La luce artificiale è quindi l’esca utilizzata dal cianciolo; questo è il motivo per cui le notti in cui la luna è piena e splendente nel cielo i pescatori preferiscono passare una romantica serata con la famiglia.
Le due scialuppe luminose, iniziano ad avvicinarsi a remi. L’utilizzo del motore non è possibile perché farebbe fuggire tutti i pesci. Dopo qualche tempo le due barchette fondono le loro lampare in un unico potentissimo fascio di luce. A questo punto una delle due spegne la sorgente luminosa ed affida all’altra l’ormai grandissimo (non sempre) branco di pesce.
La barca grande inizia ora a calare la rete descrivendo un ampio cerchio intorno alla scialuppa con il pesce. Per equilibrare questa manovra, una terza piccola scialuppa (la stazza) , sul lato opposto al calo della rete, cerca di controbilanciare il motopesca.
La lunghezza della rete è variabile, in genere si aggira intorno ai 300m ma può raggiungere anche il chilometro. L’altezza della rete è invece quasi sempre un centinaio di metri anche se in effetti pesca per la meta di questa altezza.
Inizia la rapida chiusura della rete che imprigiona il branco di pesce. Si procede poi al lento recupero in modo da rendere sempre più piccolo lo spazio a disposizione del pesce. Generalmente il recupero viene effettuato con un verricello che prende il nome di “Powerblock”. Dopo una decina di minuti il pesce catturato è concentrato sotto il fianco destro della barca; inizia il recupero della saccata. Grazie a dei grossi coppi che possono salpare anche 250Kg di pesce alla volta, nel giro di qualche minuto tutto il pescato è a bordo.
Appena terminata la manovra di pesca, mentre parte dell’equipaggio è impegnato al recupero delle scialuppe ed alla sistemazione della rete, gli altri sono tutti al lavoro sul pesce che viene smistato e sistemato nelle cassette a seconda della specie e della taglia. Il capitano intanto ha già dato al timoniere l’ordine di andare alla ricerca di un nuovo branco da catturare.